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Ibiscus B&B

Voyageur (20)
Chambre et suite (10)
Salle à manger (4)

À propos

Position
Propreté
Service
Rapport qualité-prix
Les commodités de l'établissement
Internet haute vitesse gratuit (Wi-Fi)
Stationnement gratuit
Déjeuner compris
Animaux de compagnie
Service de buanderie
Service de navette
Wi-Fi public
Les caractéristiques de la chambre
Climatisation
Réfrigérateur en chambre
Chambres familiales
Suites

Emplacement

Vue complète
70Plutôt propice à la marche
Note : 70 sur 100
24Restaurantsdans un rayon de 1 km
14Attractionsdans un rayon de 1 km
113Avis
1Foire aux questions
0Conseil sur les chambres
Note attribuée
  • 109
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Période de l'année
Type de voyageur
Langue
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  • français
Michel et Evelyne. Colmar Les 28 et 29 mars 2015 Facile d'accès, joli village en bord de mer, très belles chambres, salle de bains spacieuse, quartier calme, parking tranquille, petit déjeuner copieux avec des gâteaux délicieux faits maison par Roberto (le fils) et Luisa (la
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ibiscus est l'endroit idéal pour visiter la région de Lecce . La chambre est très grande, et surtout très propre ! Luisa te Roberto sont toujours prêts pour nous donner des conseils ou nous aider. Les déjeuners !!! un régal!!! des gâteux préparés par luisa chaque matin, des
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Réponse de la part de Luisa A, Proprietario chez Ibiscus B&B
Réponse envoyée 18 juin 2014
Dal Belgio una recensione che ci rende orgogliosi del lavoro svolto per offrire sempre il meglio. Saluti dallo staff dell'ibiscus
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L'ascesa al Monte Epomeo è sicuramente un'esperienza da non perdere per chi visita, ama o vive l'isola d'Ischia. Sono tanti i percorsi possibili per raggiungerlo. L'itinerario proposto, attraversando l'isola da una parte all'altra, permetterà di assaporare parte della storia geologico - ambientale ed antropologica dell'isola. Si parte dal maneggio dei cavalli a Fiaiano (frazione di Barano d'Ischia) e ci si immette subito in un castagneto. Nel periodo primaverile (momento migliore per vivere questa esperienza, per via delle tante fioriture) subito la vista è rapita dal colore chiaro dei fiori di castagno che, dal Monte Toppo (427 s.l.m.) a salire, sembrano pennellate dorate nel mare verde intenso tipico di questo versante isolano ed indice di una grande ricchezza floristica. Imboccato il sentiero che risale verso il vallone di Buceto, dove è presente l'omonima fonte, il primo tratto è accompagnato dai resti del vecchio acquedotto che captava l'acqua dalla fonte e la portava fino al borgo di Celsa (odierna Ischia Ponte). Data la forte esposizione di questo primo tratto la vegetazione predominante è quella tipica della macchia mediterranea, in cui spiccano le fragranti essenze del mirto arricchite dagli aromi della mentuccia selvatica e del timo. Dopo poco, come per incanto, il paesaggio cambia: la particolare posizione e conformazione geomorfologica del vallone, nonché la ricchezza di acqua (la fonte di Buceto appunto), la presenza di alti pioppi ed ailaianti epifitati da edere striscianti e filanti che somigliano a liane ed in basso felci alte e bardane dalle foglie ampie almeno un metro, il cinguettio degli uccelli, rendono questo tratto simile ad una foresta tropicale. Ci si è immerge in questo mondo, perdendo per un attimo la cognizione spazio – temporale. Ma Ischia è anche questo: grazie alla sua variabilità geo – bio – morfo – climatica, in uno spazio limitato si sviluppano tanti ambienti diversi, da quelli tipici dell'area mediterranea, a quelli di alta montagna, a quelli tropicali. Lasciato questo luogo "salgariano" ci si immette in un bosco di castagni alle falde del Monte Trippodi (502 s.l.m.), fino ad arrivare a Piano San Paolo, vecchia spiaggia fossile, testimonianza del passato sommerso di una parte dell'isola. Infatti, come si diceva prima, per migliaia di anni la parte centrale dell'isola, a seguito del collasso dovuto allo svuotamento della camera magmatica, conseguenza di un'attività esplosiva molto intensa, si è ritrovata in ambiente sub marino. È sicuramente questo uno degli eventi più significativi della genesi geologica di Ischia, in cui si è generata la roccia tipica dell'isola: il tufo verde, formato a seguito dell'alterazione chimico - fisica delle rocce piroclastiche pregiacenti, oggi visibile, come le altre strutture sommerse, a seguito della risorgenza della massa collassata. Continuando la risalita si è giunti fino al punto più alto dell'horst (è così che è definito in termini tecnici il Monte Epomeo: horst – vulcano - tettonico). In vetta (789 s.l.m.) si trova la chiesetta di S. Nicola (da cui il nome della vetta) con il suo eremo interamente scavato nel tufo verde, dove per anni ha soggiornato l'eremita Giuseppe D'Argout, ex comandante della guarnigione del Castello Aragonese nel 1700. L'eremo è stato poi trasformato in una suggestiva pensione le cui camere sono le antiche e silenziose celle. Oggi, purtroppo è in stato di abbandono. Un sentiero scavato nel tufo conduce verso la vetta, scolpita dal vento ed orlata da licheni gialli. Da qui si gode di una vista a 360 gradi (da cui l'origine del nome Epomeo: Epopon o Epopos io guardo, io miro attorno). Di fronte è riconoscibile il bosco della Falanga con Santa Maria al monte, il monte Nuovo e Forio in basso. Le isole pontine, non più così lontane, formano una linea continua con la costa laziale. Spostando lo sguardo verso Nord il litorale flegreo con le isole di Procida e Vivara, il Vesuvio, e proseguendo i monti Lattari e l'isola di Capri. E poi la vista si perde in mare aperto e si ha davvero la sensazione di essere sospesi tra cielo e mare. Sulla nostra sinistra (verso Sud) un'altra cima: è la Pietra dell'acqua, la prossima meta del nostro percorso. Il dolce pendio che li conduce è ombreggiato da lecci ed erica arborea e fiancheggiato da ginestre. Si arriva quindi alla cisterna che dà il nome alla cima, una grande roccia di tufo, che è stata cavata e scanalata per raccogliere l'acqua piovana. Il percorso diventa poi una stradina sterrata che scendendo tra rovi e ginestre (che in primavera fioriscono abbondanti) e giunto ad una deviazione conduce verso il bosco dei Frassitelli, magnifico punto di osservazione del lato occidentale dell'isola. Non è difficile da qui scorgere il volo fiero e deciso di qualche rapace (falchetti, poiane, nibbi). Nel bosco le robinie fanno ombra a rocce ricoperte di muschio, licheni, e finocchi selvatici. Il sottobosco, è il regno del coniglio selvatico che ha rivestito e riveste un ruolo fondamentale nella tradizione culinaria locale (particolare è infatti la ricetta utilizzata per cuocere la carne selvatica, che veniva e viene aromatizzata proprio con tanti aromi tipici della macchia mediterranea e del territorio, che abbiamo incontrato lungo il percorso). Proseguendo lungo il sentiero, si esce dal bosco, solo per entrarne in un altro. Siamo in uno dei polmoni verdi dell'isola, il bosco della Falanga, regno anche dell'onnipresente tufo verde, un connubio in cui la realtà si sposa con la fantasia. Il bosco della Falanga si dispone a terrazza a circa 600m sul livello del mare, proprio ai piedi del monte Epomeo. Quest'ultimo si è formato a seguito di un innalzamento della crosta terrestre. È evidentissima, infatti, la superficie di faglia, che è una parete maestosa di tufo verde, scavata dal vento e screziata di licheni, coperta di lecci, ovunque la pendenza lo permetta. Inoltrandosi nel bosco si ha ancora la sensazione di entrare in un'altra dimensione. Gli enormi massi di tufo, in parte naturalmente scolpiti dagli agenti atmosferici (ad esempio la cosiddetta pietra "perciata", dalla caratteristica erosione a tafoni o a nido d'ape), in parte scavate dagli uomini che ne hanno ricavato palmenti, depositi e ricoveri temporanei. Le case di pietra, testimonianza dell'architettura rupestre dell'isola, sono così perfettamente integrate con la vegetazione e l'ambiente circostante, da mimetizzarsi con la natura e da divenire proprio per questo un'ottima difesa contro le incursioni piratesche. Esse formano qui un vero e proprio villaggio, che insieme ai resti di antiche parracine (ormai coperte dalla vegetazione) evidenziano le tracce di un passato in cui erano le viti a dominare il paesaggio e non i castagni. Si può dunque ipotizzare con una sufficiente certezza lo sviluppo e la presenza in questa zona di una diffusa attività agrivinicola. Di notevole interesse sono anche le "fosse della neve" che si incontrano lungo il cammino. Si tratta di buche scavate nel terreno di forma cilindrica e rivestite di pietra locale, che servivano a raccogliere la neve che, soprattutto in epoche passate, era più abbondante e necessaria a diversi usi. Dopo un momento di abbandono e relax in questo mondo fiabesco, si riprende il sentiero che conduce verso la parete della faglia. Risalendola, avvolti tra lecci ed eriche, si raggiunge di nuovo la sommità del monte Epomeo. Svoltando sulla sinistra invece, ci si immette in una vecchia mulattiera, abbracciata dai castagni, che spunta in un piccolo agglomerato rurale costruito intorno ad una Chiesa, dedicata alla Madonna: il borgo di Santa Maria al Monte, un punto nevralgico, collegamento di vari sentieri utilizzati per le attività relative alla produzione di vino. Lo spazio antistante la Chiesa offre una meravigliosa vista panoramica dell'intero comune di Forio. Siamo ormai sul versante occidentale dell'isola e ce ne accorgiamo anche dal fatto che il paesaggio cambia completamente: Il verde abbondante e rigoglioso che ci ha accompagnato nel primo tratto del percorso è solo un ricordo. In questa zona, data la tipologia morfoedapica, la presenza di sorgenti fumaroliche e la forte esposizione al sole, la copertura vegetale è molto poco diffusa, ma gli spinosi fichi d'India, insieme alle agavi, ai coloratissimi mesembriantemi ed alle piante d'aloe danno un tocco di atmosfera esotica al paesaggio. A questo punto la mulattiera diventa una strada carrabile. Lungo il percorso sono ben evidenti diversi esempi dei massi di tufo sopracitati, trasformati appunto in abitazioni, cellai, cantine o depositi ed inseriti in un contesto prettamente agricolo, dove la coltivazione della vite e la produzione di vino erano (e per certi versi lo sono ancora) molto sviluppati. I terreni, che, data la morfologia del territorio, si sviluppano verticalemente, sono terrazzati con muri realizzati con pietra a secco locale: le cosiddette "parracine". Di qui, tra case abitate e campagne si arriva alla contrada di Piellero, dove ci si imbatte in un'antica sorgente di acqua potabile (non è l'unica sull'isola), sulla cui destra si erge una piccola cappella dedicata a Sant'Antonio. Il percorso finisce con l'arrivo al porto di Forio. Forio, il comune più esteso dell'isola, si estende tra due promontori, Punta Caruso all'estremo Nord Ovest del territorio e Punta Imperatore all'estremo Ovest. Al porto, punto di rèpere è il cosiddetto Torrione, costruzione a pianta circolare in pietra verde, che sembra vegliare sul raccolto agglomerato di case. Il tufo verde, che insieme alla fitta e rigogliosa vegetazione, ha fatto meritare all'isola l'appellativo di "isola verde", caratterizza l'impianto architettonico stesso dell'intero paese ed è visibile all'occhio attento di un osservatore sapiente. La roccia verde è la testimonianza della storia geologica di questo territorio. Infatti, in passato, a seguito di assestamenti tettonici, grossi massi di tufo verde sono rotolati giù dal monte e sono diventati elementi architettonici perfettamente integrati con il territorio. Ma questo richiede un itinerario a parte.
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FOURCHETTE DE PRIX
52 $ US - 59 $ US (selon les tarifs moyens d'une chambre standard)
EMPLACEMENT
ItaliePouillesProvince de LecceCastro
NOMBRE DE CHAMBRES
3
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